Di treni, di sassi e di vento

Davvero gli zingari rubano i bambini?
A Lecco, io sono di Lecco, non molto tempo fa, alcune zingare tentarono di portare via una bambina ad una signora. Si sa … mentre ti leggono la mano o i tarocchi o i fondi di caffè, non solo fregano i portafogli dalle tasche, ma anche i figli dalle culle. Lecco non è grande, le voci girano subito, e allora via … sgombero dei campi, cartelli minatori, tutti allarmati. C’è anche una pessima retorica al contrario sugli zingari, sui ribelli, i banditi. È la faccia concava dell’ottusità convessa, quella dei pregiudizi; fa il paio con la leggenda dei furti dei bambini. E’ la retorica rovesciata dei miserabili, degli umili manzoniani, per stare sul lecchese, le "Anime perse" di De André, con l’idea che non bisogna chiamarli zingari ma Rom o Sinti, che i campi sono belli come accampamenti indiani nel bel mezzo delle metropoli, che i lori riti tribali sono gioia... Gli zingari sono dei profughi apolidi, gente che non sta da nessuna parte. Non mi piace la retorica che li beatifica, ma non sono solo ladri o ladri di bambini. E anche se quelle donne di Lecco davvero avessero tentato di rapire quella bambina, non risulta che gli zingari siano il popolo che ruba i bambini.

Così sono andata a vedere di persona, a Tirana, in Albania, chi fossero questi Rom, sono stata con loro, ne ho conosciuti, ho visto le loro case e ho giocato coi loro bambini. Tra i giovani Rom, e lì erano tanti, praticamente tutti, c’era una curiosità ed una disponibilità, nei nostri confronti, che mi ha positivamente colpita. Così, ho subito abbandonato l’idea di rappresentarli come li avevo già visti, ho tentato di raccontarne le caratteristiche: Non hanno storia scritta, spesso non hanno futuro, si spostano in continuazione, sono legati a eventi che spesso rifuggono dalla nostra logica. Da qui le piume nell’acqua che non voleranno mai, i capelli che si spostano nel vento, le pecore che contiamo per addormentarci che brucano sassi, sacchetti che volano e miei “aliti”, suona male, lo so, sull’obiettivo...

Tutto impalpabile, se non per l’attimo in cui sono stata li, con loro.
loading